A Napoli ognuno vive in una inebriata dimenticanza di sè. Accade lo stesso anche per me. Mi riconosco appena e mi sembra di essere del tutto un altro uomo. Ieri pensavo: "O eri folle prima, o lo sei adesso" (Wolfgang Goethe, Viaggio in Italia)
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A (e a causa di) L.
Ti trovi di fronte a grovigli inaspettati della tua vita, quasi come se un folletto beffardo e maligno si fosse divertito ad annodarla affinchè tu ti trovassi in situazioni paradossali e un po' tristi: l'incredulità e l'amarezza prendono il possesso di te, e non basta una bella canzone perchè vadano via. Immagini e sai che la tua immaginazione puoi tenertela ben stretta, magari sotto aceto, per Natale, così quella si rinforza. Sogni, la sera, quando ti trovi nel momento migliore della giornata, spenta la luce e sotto le coperte, il buio unico tuo testimone silenzioso; nuoti nel sereno mare della tua mente, nel mondo che ti costruisci, ed è bello addormentarsi così. Apri gli occhi il giorno dopo, il sole è forte, ma forse è una luce fasulla: lì, dietro l'angolo, allo svoltare dell'ora, quando il minuto è ormai prossimo c'è una piccola ombra, che tu non subito ti accorgi di quanto grande possa diventare; è tardi, quando ti avvedi che ti ha preso dal di dentro e ti ha sbattuto forte contro il muro. A quel punto puoi solo volgere lo sguardo al quel che eri e a quel che sarai, notando similitudini preoccupanti e per niente annacquate, puoi fermarti a notare quanto sia lapalissiano il piegarsi delle foglie al vento o quanto sia meraviglioso poter dire di avere vent'anni; alla fine ti è noto che non desideri altro che poter stringere la mano (forse a lei), in un sussulto che pensavi non ti appartenesse, eppure che non conosci ancora, e che forse ti sarà per sempre oscuro.