errantestatico

A Napoli ognuno vive in una inebriata dimenticanza di sè. Accade lo stesso anche per me. Mi riconosco appena e mi sembra di essere del tutto un altro uomo. Ieri pensavo: "O eri folle prima, o lo sei adesso" (Wolfgang Goethe, Viaggio in Italia)

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"Dopo alcune settimane mi iscrissi all'università H. Non ebbi che delusioni. Le lezioni di storia della filosofia erano scialbe e prodotte in serie come la vita dei giovani studenti. Tutto seguiva uno stampo, l'uno agiva come l'altro, e l'allegria accaldata sulle guance giovanili era vuota in modo sconfortante e pareva roba prefabbricata. Io invece ero libero, avevo tutta la giornata per me, abitavo tra vecchie mura alla periferia e avevo sulla tavola alcuni volumi di Nietzsche. Con lui vivevo, sentivo la sua solitudine, intuivo il destino che lo spingeva senza posa, soffrivo insieme a lui ed ero contento che uno avesse fatto la sua strada così inesorabilmente"

Hermann Hesse, Demian

Il Berluscounter! Cioè un modo come un altro per quantificare l'antiberlusconesimo in Italia

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non mi posso lamentare, finora mi sono venuti a trovare *loading* amici. A dire la verità, la metà delle volte ero io...





 
domenica, 10 luglio 2005
Purtroppo, attimi

In un terrificante viaggio di due ore in treno, da condizioni di terzo mondo, con il sudore appicicaticcio su tutto il corpo e la gente che si accalca alle tue spalle e tu che non riesci neanche a mantenerti in piedi per l'impossibilità di trovare spazio sufficiente, puoi scoprire preziosità che non credevi. Già di per sè, parlare con i tuoi sfortunati compagni di viaggio è l'attività preferita; ma poi, notare che lì in mezzo c'è qualcosa di particolare, beh, questo non sempre accade. Noti sguardi compiacenti, volontà di conoscersi, e allora ti lanci nel dialogo, magari usando come mezzo la musica che lei sta ascoltando: già prima avevi notato una certa nobiltà nei suoi lineamenti, qualcosa che sconfina in una fascinazione tutta particolare (forse dovuta al suo modo tutto femminile di muovere gli occhi e guardare), però non credevi che fosse una persona tanto interessante ed accattivante, nonostante abbia appena finito il quarto liceo. Conoscendone l'età, provi un po' di rammarico, però poi ti dici " e va beh, almeno parliamo"; vai avanti, e ne vieni rapito. Intelligente, carina, ama la storia e la filosofia, vuole studiare lettere a Bologna; per non parlare poi delle affinità musicali. Tutto questo fa volare quel po' di tempo che manca all'arrivo: il treno si ferma, e tutti scendiamo, percorrendo i metri che ci separano da un probabile addio nella affannosa ricerca di argomenti che poi possano portare ad un prolungamento della nostra conoscenza, ma non accade nulla. All'ultimo momento, nessuno ha il coraggio di osare quel tanto che basta, di chiedere un numero, e così le strade si dividono, lasciando una sensazione antipatica: la consapevolezza di aver probabilmente perso qualcosa di bello, in uno degli infiniti percorsi in cui le nostre giornate si dividono.

Auguri per i tuoi studi, Valeria. 

Postato da: errantestatico alle 20:06 |scrivimi un'email | link | commenti (11) |

domenica, 03 luglio 2005
Crudeltà d'alta classe

Sono rimasto veramente scioccato nell'andare sul blog di absinthlacasinista e guardare un filmato su come vengono trattati gli animali "da pelliccia": non c'è alcuna umanità, e quello che ho visto sarà solo una minima parte. Comunque non ho parole, sono disgustato: leggetevi il post originale (con il link per il video), che è scritto sicuramente meglio di questo piccolo sfogo. Però vi avviso: le immagini mi hanno scosso parecchio, ci sto ancora male a pensarci, (eppure ne ho visto di immondizia, a cominciare dalle decapitazioni dei prigioneri in Iraq) perciò è meglio che le guardi solo chi abbia voglia di capire realmente la drammaticità della cosa e, sopratutto, chi abbia uno stomaco molto, ma molto forte. Se avete qualcuno in famiglia che ha pellicce o nutre intenzioni di comprarsele, allora mostrategli il video, e vedrete che cambierà idea: io avrò una sequenza in mente per chissà quanto tempo, ma evito di descrivervela, altrimenti sarebbe come farvela vedere. Se volete, potete firmare questa petizione della LAV contro la pelliccia da foca (sullo stesso sito, sono reperibili anche altre informazioni sulla sporcizia di questo commercio, sopratutto leggetevi "Investigazione Karakul" ). Ora vado a vedermi un film giapponese e vaffanculo a tutte queste realtà di merda che uno è costretto a conoscere. Tanti baci e speriamo in un mondo migliore, magari aiutati dalle nostre care, piccole, illusioni quotidiane (e forse questo non è un qualcosa di irragiungibile) ...

Postato da: errantestatico alle 23:37 |scrivimi un'email | link | commenti (4) |

venerdì, 01 luglio 2005
"Cogito ergo sum" ovvero " banalità dubbiosa"

Qualche post fa me la sono presa con me e con voi, apostrofandoci anche in maniera forte. Qualcuno mi ha risposto che alcuni di quegli obiettivi che io indicavo come "chimere" erano in realtà entità realmente esistenti o quantomeno raggiungibili. Io ora mi chiedo se è vero che qualcosa come la Pace sia realmente diversa da un sogno: sono secoli che l'uomo l'insegue, eppure oggi come siamo messi? Male. Forse è una sorta di meccanismo difensivo della nostra natura (allo stesso livello dell'istinto che ci fa indietreggiare o allontanarci se proviamo dolore) quello di credere in qualcosa che non c'è, in un ideale che non sarà mai raggiunto oppure, chissà, è la forza della nostra razza. Io ho sempre creduto nell' Uomo, nella sua capacità di risplendere nonostante la lordura nella quale è intrisa la sua vita e il suo operare; forse questo mio "credo" è dovuto alla voracità infantile con la quale assimilavo libri su libri di fantascienza, e vedevo, ammirato, questi uomini fantastici che solo con la forza dell'ingegno portavano in qualsiasi campo conoscitivo e in qualsiasi luogo o non-luogo il segnale della perfettibilità umana e della sua grandiosa essenza; oppure forse questa mia visione è dovuta a mio padre, uomo pieno di difetti ma capace di inculcarmi fin da bambino un pensiero positivo e senza schieramenti, senza pregiudizi, capace sempre e comunque di farmi cogliere la luce anche nel buio più fitto, dettato da una fiducia cieca e non priva di fondamento, sul genere umano: quando si alzava insieme gli occhi al cielo e lui diceva che l'uomo era capace delle più grandi aberrazioni e di meravigliose creazioni (non me ne vogliano i credenti per l'uso di questo termine), e sottolineava il fatto che un giorno saremo lassù per l'Universo, io non facevo alcuna fatica a dire di "sì", nè a pensarlo. Avevo la cecità della fede.

Oggi sto combattendo una guerra contro me stesso, un tentativo di fermare quel cambiamento che sento preponderante e che avverto altrettanto chiaramente di non volere; io non voglio essere diverso da come sono sempre stato. Non importa che il mondo è dei furbi, non importa che chi è onesto subisce, non importa che la violenza la vince: io voglio essere me stesso. E per farlo ho bisogno di credere in qualcosa, me ne rendo conto sempre più, la totale mancanza di punti di riferimento può trascinarti in abissi ignominiosi, il non avere nulla da inseguire in un'ignavia angosciante.

Ora mi chiedo, e spero che qualcuno mi risponda, perchè viviamo? Ah, certo, ho cacciato una domanda di quelle che non si fanno mai, che non si è mai sentita ecc. ecc. ma stavolta credo di averla formulata in un contesto diverso: non è un dubbio esistenziale, ma è volontà di capire. Se assumiamo che non ci sia niente o quasi al di fuori della materialità della vita (io non credo in una divinità superiore), qual è il nostro scopo? Vedete, ad un simile pensiero, lo sconforto è d'obbligo: viviamo per i nostri figli, per la specie, per la comunità. E facciamo questo lavoro addolcendolo con le emozioni e le sensazioni.  Perciò si può dedurre che la vita, in quanto individualità, in quanto viaggio (finito) personale nelle quattro dimensioni, non esiste. E' sempre un qualcosa proteso oltre sè stessa, verso il futuro, verso confini che non le appartengono perchè, una volta raggiunti, sanciscono la sua scomparsa. La convinzione per cui noi viviamo per amare, vedere l'alba, assaporare i profumi del mondo, innamorarci sotto un salice nel mezzo dell'Autunno e, insomma, per tutte le parafrasi più romantiche che ci vengono in mente è, a mio avviso, futile: è solo illusione che noi ingigantiamo! Se per un attimo, e dico un attimo, osserviamo il tutto dall'alto, e  ci spogliamo dei limiti che sono congeniti nel nostro modo di vedere, scorgiamo la vera nudità delle cose: abitiamo un pezzo di roccia e gas che rotola nell'universo per chissà quale caso fortuito, siamo animali che amano vestirsi, buffe scimmie in strane costruzioni di pietra, moriamo in una quantità incredibile ogni giorno e nello stesso tempo nasciamo in un mare maleodorante di acqua organica. Nulla più. Ragazzi, noi viviamo per niente. Non c'è motivo alcuno alla vita, è solo un procedere perchè ci hanno iniziato altri a camminare e ci continuano a spingere. Accettarlo non significa però essere nichilista, è solo un freddo ragionamento; averlo compreso non mi ha reso indifferente ad essa.

Anzi, assaporo ogni cosa con maggiore fervore, pensando a quale incredibile coincidenza essa sia.

Postato da: errantestatico alle 00:06 |scrivimi un'email | link | commenti (16) |