A Napoli ognuno vive in una inebriata dimenticanza di sè. Accade lo stesso anche per me. Mi riconosco appena e mi sembra di essere del tutto un altro uomo. Ieri pensavo: "O eri folle prima, o lo sei adesso" (Wolfgang Goethe, Viaggio in Italia)
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Ho un mal di testa cronico da più di una settimana, chissà se è stato il freddo, o la mia mancanza completa di regolarità nel gestire la mia vita, sia per il lato fisico che per quello psicologico. Non mi sono fatto mancare niente, qualche emozione bella, e molte emozioni negative forti. In questi giorni ho pensato a quanto è coglione Calderoli, ed al fatto che in un paese decente (ma dove) forse avrebbe passato qualche guaio di più rispetto alle semplici dimissioni: per colpa sua sono morte undici persone in Libia. Ho pensato a come esistano morti di serie A e di serie B, anche quando sono migliaia, alle facce antipatiche dei "busti" dei TG. Le olimpiadi qualche bella soddisfazione l'hanno regalata, peccato per stasera per la coppia italiana del pattinaggio, ci sono rimasto male.
Ho pensato che non mi sento affascinato da nessuna parte politica, al fatto che le cose non cambieranno mai finchè non riusciremo noi stessi a giudicare i nostri errori, o gli errori che commette chi ci è più vicino o simpatico, allo stesso modo con cui giudichiamo gli errori dell'avversario. Tanto per dire, i gruppetto di ragazzi alla manifestazione di Roma a favore della Palestina, doveva proprio cantare slogan contro i soldati italiani caduti in Iraq? C' è stata una grande polemica sulla definizione, che si è data ai morti, di "eroi": come sono sicuro che non sono eroi, ma soldati morti in una zona di guerra, sono lo stesso sicuro che non è il caso di apostrofarli come pezzi di merda o gridare "10, 100, 1000 Nasiriyah". Non c'è eleganza in tutto questo nè rispetto. Dove vogliamo andare ragazzi? Finchè lo stronzo sarà sempre il poliziotto che picchia il manifestante senza motivo, e mai il nostro coetaneo che sputa, insulta e picchia l'altro nostro coetaneo in divisa, non ci muoveremo di un passo. Sapete tutti che Pasolini disse di essere dalla parte dei poliziotti quando successero gli scontri a Roma (non ricordo il luogo preciso): borghesi contro proletari, in una lotta di classe che risultava nuova in tutta la storia delle lotte per le rivendicazioni sociali e civili. Dovremmo essere super partes, dovremmo indentificare il marcio in qualunque posto si trovi, subito, senza farci accecare da rancori pregiudiziali: Che Guevara non se la prendeva con i soldati che combatteva, spesso essi gli si arrendevano, lui parlava loro, spiegava le motivazioni della lotta, diceva che non ce l'aveva con loro ma con chi deteneva il potere, e molti passavano dalla sua parte, mentre chi non voleva poteva tornarsene a casa, debitamente spogliato della divisa e delle armi. Questi sono i veri uomini da seguire, a loro deve andare la nostra stima e fiducia.
Essere uomini e, sopratutto, essere uomini che vogliono costruire qualcosa, vuol dire essere capaci di guardare il mondo senza tutte le fittizie distinzioni che la sovrastruttura sociale umana ha creato, per riconoscere nell'essenza stessa della nostra umanità ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, preferendo la verità leale di un avversario, al bieco chiacchericcio di un Caruso qualsiasi.