A Napoli ognuno vive in una inebriata dimenticanza di sè. Accade lo stesso anche per me. Mi riconosco appena e mi sembra di essere del tutto un altro uomo. Ieri pensavo: "O eri folle prima, o lo sei adesso" (Wolfgang Goethe, Viaggio in Italia)
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Ispirazione zero, ma due parole si buttano giù lo stesso. Seguiamo il vento anche se sembra portarci lontano dai lidi cari e conosciuti, alla ricerca di nuove avventure; un giorno potremo dire: "si, io ho fatto questo, quel giorno sono impazzito, ho volato così in alto in un cielo così scuro e minaccioso, che mi sono quasi smarrito" : probabilmente diremo questo seduti a tavola, con piccoli omini intorno a noi ad ascoltarci... magari con un bel barbone bianco! Immagine bucolica? Non chiedetemi questo, chiedetemi piuttosto quale sia la ricetta giusta per andare avanti nel mondo senza sbagliare; sapete, quella strana mistura di ingredienti che ci permette di voltarci ad osservare le nostre orme lasciate nel terreno senza alcun spiacevole ricordo, o - peggio! - desiderio animoso di percorrerle nuovamente alla ricerca di un passo meglio posato. Il continuum della nostra esistenza sembra sempre volersi ritrovare nell' "adda passà a nuttat' "... mi chiedo quando definitivamente albeggerà il bel giorno, pieno di uccelini canterini ed innamorati, e di un caldo sole rassenerante. Capiamoci, la serenità non manca, abbiamo ossigeno e luce a volontà, anche l'acqua e la terra, ma è spesso così intangibile il tutto che la sua pienezza non solo ci è sempre preclusa al tatto ma anche alla vista. Siamo prigioneri dei nostri sensi e del nostro cervello cablato nelle tre dimensioni: chi prova a pensare la verità si trova un muro di sofferenza sul muso, mille spine ti pungono la materia grigia, e non c'è fuga se non nella contastazione della nostra limitatezza umana! Io so che c'è una verità nascosta da qualche parte nei più segreti sotteranei della mente, so che conoscendola non ci sarebbe più dolore nel mondo, non ci sarebbe più paura, non ci sarebbero più domande, avremmo finalmente in mano il filo silenzioso della natura; ci sarebbe concesso di esprimere a parole il più astratto dei nostri concetti mentali e dei nostri costrutti emotivi, ogni sasso diventerebbe un libro infantile e il tempo diventerebbe un concetto (quale in realtà è) artificiale. Nella coscienza dell'irrealizzabilità di questo progetto, vorrei almeno che mi fosse concesso, sognando, d'essere il prossimo radiomessaggio inviato nello Spazio, così da perdermi nei confini impercettibili del cosmo infinito, ed esplorare quelle zone dello spazio e del tempo dove nessuno mai è stato: guardare negli occhi l'inguardabile (quel buio vitale così pregnante di sensazioni!); allora si che potrei pensare di comprendere quello che mi è intorno e dentro di me.
Il tempo si dilata alle volte e ci costringe a seguirlo correndo; si invecchia più in fretta sopratutto al cuore, punto sensibile per eccellenza. Profonde crepe si aprono su di esso, eppure continua a far rumore, ad echeggiare con il suo tic tac tipico. Chissà se un giorno si può rompere. Mi chiedo spesso questa cosa, se è possibile immaginarmi in un bagno di sangue, con il mio cuore tra le mani, le mie dita involontariamente carnefici della sua esile membrana cellulare: io accovacciato a terra con un profondo squarcio in petto e il macabro sanguinolento organo fra le mani. Esploso. Sarebbe paradossale, che morte assurda. Per ora lui è ancora qui con me, me ne ricordo ogni secondo perchè sono mesi che non fa altro che sobbalzare, e non c'è camomilla che lo calmi... alle volte mi fa quasi male.
Ho vissuto attimi di gioia? Chissà, sono conscio di esserci; mi perdo nella nebbia e non mi importa più di niente. Sapete Alice nel Paese delle Meraviglie? Lei ogni volta si dice "non dovrei farlo" e poi subito dimentica questo ammonimento. Ecco, mi comporto nello stesso medesimo modo, l'unica differenza è che quello è un cartone animato, ed io invece sono vivo (sarà!), e potrei farmi molto male. Alice alla fine torna a casa, io devo ancora scoprirlo... seguiamo la strada, immaginiamoci fra 10 anni in qualche posto (perchè l'importante è "vedersi" fisicamente in qualche posto a fare chissà che cosa) e va bene così (...e forse non c'è niente da capire)