errantestatico

A Napoli ognuno vive in una inebriata dimenticanza di sè. Accade lo stesso anche per me. Mi riconosco appena e mi sembra di essere del tutto un altro uomo. Ieri pensavo: "O eri folle prima, o lo sei adesso" (Wolfgang Goethe, Viaggio in Italia)

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"Dopo alcune settimane mi iscrissi all'università H. Non ebbi che delusioni. Le lezioni di storia della filosofia erano scialbe e prodotte in serie come la vita dei giovani studenti. Tutto seguiva uno stampo, l'uno agiva come l'altro, e l'allegria accaldata sulle guance giovanili era vuota in modo sconfortante e pareva roba prefabbricata. Io invece ero libero, avevo tutta la giornata per me, abitavo tra vecchie mura alla periferia e avevo sulla tavola alcuni volumi di Nietzsche. Con lui vivevo, sentivo la sua solitudine, intuivo il destino che lo spingeva senza posa, soffrivo insieme a lui ed ero contento che uno avesse fatto la sua strada così inesorabilmente"

Hermann Hesse, Demian

Il Berluscounter! Cioè un modo come un altro per quantificare l'antiberlusconesimo in Italia

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non mi posso lamentare, finora mi sono venuti a trovare *loading* amici. A dire la verità, la metà delle volte ero io...





 
lunedì, 09 novembre 2009
Scrittura

Mi piacerebbe scrivere un pezzo sincopato, di quelli in cui una parola salta l'altra, torna poi indietro, si rincorre con l'avverbio che dovrebbe precederla e finisce per urtare sul neologismo di turno, che fa tanto radical chic. Vorrei scrivere un pezzo musicale, in cui le parole siano unite da una sintonia sottostante, non urtino tra loro, seguano un ritmo sotteso, ma costituzionalmente sancito e non impulsivamente modificabile. Vorrei scrivere - perchè no - un pezzo matematico, freddo, liscio, ma perfetto nella sua fluidità, odioso nella sua ostica lettura, ma concatenato in maniera perfetta, come un meccanismo oliato. Me lo immagino con molti avverbi un pezzo così, chissà perchè, come un elefante grammatico, che lento lento scorre nella mente del lettore. Ma lascia tracce, e quante! Il musicale, invece, lo scriverei pieno di aggettivi, punterei tutto sull'enunciazione di qualità, inframmezzandolo con espressioni buffe, esclamazioni, termini riferibili all'olfatto. Ne verrebbe fuori un capolavoro, penso! D'altronde anche se mi impegnassi nella scrittura sincopata, non avrei difficoltà a definire la scelta stilistica dei vocaboli: userei onomatopee in quantità industriale! E così via con termini fumettistici a fiumi, con animali che esprimono le loro opinioni e finestre che si rompono, pistole che sparano e acqua che cade, gocciola, si agita e schizza; sarebbe forse il più simpatico, il pezzo più giovanile e con un ampio mercato. Mi piacerebbe sì, e forse verrebbero fuori delle cose veramente carine e ben fatte. 

Postato da: errantestatico alle 00:10 |scrivimi un'email | link | commenti (1) |