A Napoli ognuno vive in una inebriata dimenticanza di sè. Accade lo stesso anche per me. Mi riconosco appena e mi sembra di essere del tutto un altro uomo. Ieri pensavo: "O eri folle prima, o lo sei adesso" (Wolfgang Goethe, Viaggio in Italia)
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Non sono per niente d'accordo su tutto il casino che sta accadendo o, per meglio dire, montando ad arte per la visita del Papa alla Sapienza: per dirla alla francese, la vedo una grande stronzata. I 67 professori "NO VAT", redattori della lettera in cui esprimono il loro disaccordo per la venuta del Papa, sono stati ben chiari: il loro disappunto è dovuto all'infelice invito del rettore, che gradirebbe la presenza del Santo Padre all'inaugurazione dell'anno accademico; ciò comporterebbe, sempre secondo i 67 docenti, una inappropriata presenza religiosa, in un contesto accademico dove la laicità dell'insegnamento e della ricerca ne sono la ricchezza (o almeno così dovrebbe essere). Non ci sarebbe alcun problema se il Papa decidesse di venire in un'altra data, nel nome di quella stupenda ricchezza umana che è il dialogo ed il confronto, anche con individui diametralmente opposti a noi, per ideologie e certezze. Di tutto ciò, di questo dissendo civile, ben strutturato ed informato, nell'esposizione mediatica non è rimasto nulla: quivi da un lato troviamo gli "anticlericali", mangiapreti comunisti in combutta con giovani miei colleghi universitari, desiderosi di dimostrare di avere sempre ragione, mai persi in un dubbio, certi di sbandierare la bandiera della verità; dall'altro gli ipocriti, per politica o per fede, difensori del trinomio Dio, Patria, Famiglia, assertori dell'unica società giusta possibile. Ci saranno vincitori? Si, beoti bambini ideologicizzati.
A Milano mi sono trovato molto bene, l'ho vista con una persona per me speciale e con un amico "ritrovato": i milanesi si sono rivelati più simpatici di come mi aspettassi, e anche la
città mi è piaciuta (laddove mi aspettavo di trovare solo musi lunghi e palazzoni... ah, stupidi stereotipi che ci ostacolano); allo stadio eravamo in un settore milanista, come molti altri napoletani, e si è dato vita ad un bellissimo spettacolo, solo per colpa di pochi belluini individui (da un lato e dall'altro) sporcato in qualche occasione (alcuni insulti sentiti però in quei momenti mi hanno toccato a fondo): ciò è stato possibile grazie alla civiltà dei milanesi, che hanno "permesso" un'invasione napoletana, ed alla nostra esuberanza, alla nostra capacità di stupire e di sovvertire le regole accettate da tutti: siamo un grande popolo, dobbiamo solo ricordarcene. E spero che ciò accada non oltre i prossimi cinquant'anni.
Dove ci sono certezze, là c’è la dittatura. Dove ci sono dubbi, là c’è la libertà.