A Napoli ognuno vive in una inebriata dimenticanza di sè. Accade lo stesso anche per me. Mi riconosco appena e mi sembra di essere del tutto un altro uomo. Ieri pensavo: "O eri folle prima, o lo sei adesso" (Wolfgang Goethe, Viaggio in Italia)
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A me piace il freddo, l'aria pungente, frizzantina, che ti taglia la faccia; la sensazione di guardare l'Oceano, il silenzio che ti attornia, il cielo di un colore azzurino primaverile, svegliarmi in una stanza piena di luce, con la veduta della cattedrale alla finestra e il volo gridato dei gabbiani. Adoro passeggiare per strade piene di gente, non capire quasi nulla di quello che mi si dice intorno, guardare divertito insegne di ristoranti italiani gestiti da spagnoli. Mi gusta molto lasciarmi trasportare dalla voce di qualcuno che mi racconta aneddoti del luogo, che mi spiega questa o quella particolarità, che mi mostra il "Palazzo della Magdalena", situato in una sorta di piccolissima penisola, quasi a strapiombo sul mare; restare fisso e muto in uno sguardo ironico nell'ammirare pinguini mai così teneri e buffi (che forse pensano la stessa cosa di me, almeno guardando la loro espressione degli occhi). Desidero andare a ballare in posti simpatici, dove anche la musica è simpatica (nonostante i miei dubbi iniziali sulla musica spagnola), fare figure di merda ed altre un po' meno di merda. Sopratutto amo sentirmi me stesso, ed io sono me stesso quando mi trovo ad una festa con una birra in mano (forse più di una, e non solo birra), quando mi abbraccio e ballo con una ragazza, quando ho il piacere (provato più di una volta) di stare con una persona, con un amico, con un conoscente; sono me quando la notte, anzi la mattina presto, non voglio tornare a casa finchè il sonno non mi stende, quando ho i piedi che mi fanno male e puzzano per il troppo stare in piedi e camminare, quando telefono in Italia (o ci provo) a qualcuno a cui voglio bene, quando vengo rapito da una persona che ho visto si e no per 2 giorni. Vorrei sempre trovarmi in situazioni in cui possa parlare, o provare a parlare, in più lingue diverse, in cui possa essere orgoglioso della mia nazionalità; darei sempre non so cosa per poter sentire la stretta di mano sincera, o la pacca amichevole sulla spalla, di un fratello nato altrove, magari qualche migliaio di chilometri più in là.
Ad U.
Ok, Santander. Sono tornato, però è un po' un peccato, perchè noi italiani siamo bella gente, sul serio, ma quando siamo in Italia non ce ne rendiamo conto. Siamo allegri, amichevoli, prorompenti come nessun altro, ma troppo impegnati a sputarci addosso. Perchè siamo italiani e non affolliamo i cinema per vedere Pasolini e invece poi alla fine possiamo essere pasoliniani anche guardando un cielo e riflettendo sul perchè quelli del nord sono così bravi a sfruttare le cose e noi no. O semplicemente dicendo ad una ragazza che non deve piangere, perchè due occhi come quelli non devono farlo. E' stato bello girare la città, provare la gentilezza e squisitezza delle persone che ci hanno ospitato, farsi un'idea di tante situazioni che in Spagna ci sono e che io non conoscevo, pensare per qualche giorno di poter trasferire tanta vitalità anche nel proprio quotidiano, dove non manca niente per sentirsi in uguale maniera, se non la volontà. Vivere per le strade che ti hanno visto crescere spesso ti incupisce, ti sovrasta, fa in modo che tu non riesca a staccarti dalle situazioni più brutte, anzi, sembri quasi un polpo che va proprio ad attaccarsi laddove c'è più marciume, per stare sempre peggio, e pensare che la vita è una merda. Ricordiamoci di quello che siamo, delle nostre qualità, ricordiamoci delle nostre particolarità, di come parliamo, di come guardiamo, di come siamo soliti atteggiare le mani per dire questa o quella cosa; osserviamoci mentre abbassiamo lo sguardo intimiditi, o mentre ci infuriamo per qualsiasi motivo. In quei momenti siamo noi, e nessun ci può portar via questo; nello stesso tempo, nessun ci può impedire di farci entrare la vita dentro e farla esplodere al di fuori, coinvolgendo anche tutto il grigiume che c'è.
Grazie Giovanni per aver scelto di condividere questa esperienza con me, sei un amico.